• 01 FEB 19
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    LA GEOMETRIA SACRA DEL CORPO

    LA GEOMETRIA SACRA DEL CORPO

    Lavorando col corpo mi sono resa conto che tutto si sviluppa attraverso una matrice, il ventre della madre è stata il nostro spazio sicuro e protetto per 9 mesi e la matrice della grande madre cosmica a livello più archetipico.

     

    Matrice: questo termine – che nel significato letterale, derivato dal latino matrix, indica l’utero, in quanto condivide la stessa radice etimologica del termine mater (madre) – ha in senso figurato la valenza di fonte, sorgente, ma anche di modello originario, paradigma, stampo, ad indicare qualcosa che concentra in sé stessa l’essenza e per questo è stato scelto questo termine a rappresentare l’esperienza filosomatica più elementare, ma più essenziale ed emblematica, nell’incarnare i principi della comunicazione non verbale che si sperimenta nei seminari proposti.

     

    L’invito ai partecipanti è di lavorare con gli elementi, attraverso la proposta progressivamente di esperienze di contatto a terra (in stato di  sintonia respiratoria e armonia respiratoria…), in acqua (a temperatura corporea, 35°) e sul lettino (dondolio, contatto sui vestiti….)

    In tutti questi lavori è di rilevante importanza la figura del testimone, ovvero l’attitudine di accoglienza amorevole e senza giudizio di quello che si manifesta dentro e fuori di noi. Se contattata con autenticità tale attitudine si esprime spontaneamente anche a livello posturale: attraverso il nostro radicamento per smaltire alla terra eventuali giudizi che emergessero; attraverso il contatto con il respiro libero e naturale; attraverso braccia connesse con l’apertura del cuore e dunque non incrociate davanti o dietro ad interporre un diaframma; attraverso lo sguardo non indagatorio e focalizzato, bensì aperto ad includere l’ambiente circostante… Potersi lasciar sostenere dalla terra, accogliere il nutrimento dell’aria, non scrutare con lo sguardo, né aggrapparsi ai propri pensieri: semplicemente osservare quello che accade senza giudicarlo.

     

    L’attitudine del non giudizio sembra semplice, ma nel momento in cui ci sperimentiamo a viverla ci rendiamo conto di quanto il giudizio ci “possieda”. La pratica del Testimone esterno così come proposto dalla Filosomatica nei suoi esercizi, ci porta piano piano a portare questo testimone dentro di noi e ad agire da una posizione di ascolto e consapevolezza che apre la visione e a vivere la vita in uno stato di accoglienza e integrazione piuttosto che di esclusione e preclusione  nei confronti dell’altro e di ciò che viviamo, creando separazione e sofferenza.

    Il corpo umano è simbolo di matrici universali, il rispetto dei suoi limiti e dello schema corporeo attraverso un contatto consapevole e in pace porta in sé un risveglio alla sua natura, perché ricorda la sua origine, ricorda di essere natura, ricorda di esistere e di essere esistenza pura e senza limiti.

    Nei seminari proponiamo anche una esperienza di contatto profondo “verticale” che abbiamo chiamato Architettura Umana.

     

    Grazie ed attraverso la forma del corpo, avvertito come simbolo di matrici universali come dicevamo prima, possiamo esplorare il “contatto corporeo nella resa” con l’ appoggiarci l’un l’altro incarnando la leva che sostiene l’equilibrio, le linee di forza e di sostegno e arrivando non a sostenere l’altro in condizione di sofferenza, subendone il peso e la pressione verso di noi, ma semplicemente lasciandoci accogliere, accogliendo a nostra volta la sua forma –  mi viene da dire la sua “geometria corporea” –  esattamente come a volte fanno gli alberi molto vicini, sostenendosi a vicenda nell’elevazione verso l’alto, verso la luce.

    In questo modo, sentendo il respiro, le parti in contatto con il corpo dell’altro e obbedendo esclusivamente al nostro sentire e alla nostra comodità, viviamo l’esperienza dell’uno nella verticalità.

     

    Importante esperienza in quanto noi viviamo molti momenti in cui siamo “verticali” e se  li viviamo con consapevolezza potremmo essere coscienti del profondo legame che abbiamo con lo spazio infinito sopra di noi e,  al tempo stesso, delle nostre radici nel contatto con la terra sotto di noi. Proprio come gli alberi, siamo costantemente un ponte di comunicazione con le energie della terra e del macrocosmo, ma tutto ciò viene perso nel momento in cui siamo distratti, la nostra consapevolezza è altrove, la vita ci passa a fianco e non la vediamo neanche. La Filosomatica ci apre gli occhi alla meraviglia della vita che siamo. Con i nostri passi accarezziamo la terra costantemente, comunichiamo con essa e attraverso la nostra struttura corporea possiamo entrare in contatto con le diverse forme di vita che questo pianeta ci offre. La Filosomatica fa fiorire in noi il seme della consapevolezza di ciò che già è…

     

    Manuela Zavan

     

    Dal 23 al 24 Febbraio

    Azzano San Paolo (BG)

    SEMINARIO: Abitare il corpo per unirsi all’essenza.

     

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